biografia

 

Bernardino Telesio nasce a Cosenza da una famiglia nobile nel 1509. Uno dei fratelli del padre è il famoso umanista Antonio.

 

Nel 1517 lascia la città natale per seguire a Milano lo zio Antonio dal quale impara il greco e il latino; questi studi gli permetteranno di leggere i testi dei filosofi antichi nell’originale greco piuttosto che nelle traduzioni latine che gli apparivano assai poco comprensibili.

 

 

Nel 1523 segue ancora lo zio che era stato chiamato ad insegnare a Roma. E nel 1527 viene fatto prigioniero durante il celebre sacco e liberato per mezzo di un parente, Bernardino Martirano. È probabile che abbia poi accompagnato lo zio Antonio a Venezia.

 

Negli anni seguenti compie da Cosenza numerosi viaggi soprattutto a Roma. Dopo un ritiro in un convento benedettino che pare sia stato la Grancia di Seminara, sposa Diana Sersale dalla quale avrà quattro figli: Prospero, Antonio, Anna e Vincenza. Poco dopo accetta la carica di sindaco dei nobili.

 

Nel 1563 si reca a Brescia per incontrare il celebre aristotelico Vincenzo Maggi, professore a Padova e a Ferrara, al quale sottopone le nuove teorie che si appresta a pubblicare.

 

Un anno più tardi Pio iv gli offre di divenire arcivescovo di Cosenza, ma rifiuta e prega il papa di nominare al suo posto il fratello Tommaso.

 

Nel 1565 escono a Roma i due libri del De natura iuxta propria principia (apud A. Bladum). Nel lungo proemio così descrive l’esito positivo del confronto avuto due anni prima con Maggi: «At neque adhuc mihi confisus, cui, ut dictum est, extremum modo vitae tempus philosophari licuit, et nequaquam in magno ocio magnaque animi tranquillitate, neque in publicis inclitisque Italiae academiis a praestante aliquo viro edoceri, sed in magnis plerunque solitudinibus, molestissimis oppresso impedimentis, Graecorum monumenta evolvere, Latinam non satis percipienti, ignotis referta vocibus, facile igitur suspicari vererique potenti et revera suspicanti interdum verentique deceptum me; neque enim fieri posse ut tot praestantissimi viri, tot nationes atque adeo humanum genus universum tot tam saecula Aristotelem coluerit, in tot errantem tantisque. Madium Brixianum adire et consulere visum est, quem et in philosophia excellere videbamus, et cuius mihi iamdiu animi ingenuitas innotuerat, ut si a praestantissimo viro cogitationes meae improbatae forent, nequaquam supprimerentur illae, sin minus, errores intuitus meos, quod reliquum vitae esset, et ipse Aristotelem suspicerem venerarerque. Brixiam itaque ad Madium profectus et itineris mei exposita ratione, nequaquam ille, quod multi fecerant et quod facturum et illum minitati fuerant, inauditum reiecit, at summa diligentia plures dies, quibus apud illum fui, et summa cum animi tranquillitate et audiit et perpendit omnia. Principia nihil improbavit et quod non e principiis flueret videre nihil potuit, Aristotelem in nullis certe satis defendere est visus».

 

Nel 1570 esce a Napoli, sempre in due libri, la seconda edizione del suo capolavoro con il titolo De rerum natura iuxta propria principia (apud I. Cacchium). Assieme al De rerum natura vengono pubblicati anche tre opuscoli: il De mari, il De his quae in aere fiunt et de Terraemotibus e il De colorum generatione. Il De rerum natura del ’70, insieme con il De mari e il De his quae in aere fiunt et de Terraemotibus , vengono tradotti nel 1573 dal fiorentino Francesco Martelli.

 

Uno degli eventi che segnò più in profondità Bernardino fu la perdita del figlio Prospero, ucciso nel 1576. G. Manso nella Vita di Torquato Tasso (1621) racconta un curioso aneddoto: «Fu Bernardino Telesio uomo di acuto ingegno, di profonda dottrina e di socratici costumi, ma nondimeno sentì acerbamente la morte di suo figliuolo che gli fu senza colpa ucciso. Torquato per volernelo consolare gli addimandò se quando il figliuolo non era al mondo egli si doleva che non vi fosse. Il Telesio rispose che no. Dunque, soggiunse il Tasso, perché vi dolete ora che non vi sia? Volle contro un filosofo dispregiatore degli antichi valersi degli argomenti dei sofisti».

 

Nel 1586 viene pubblicata a Napoli (dove era stato a lungo ospite dei Carafa) la terza edizione del De rerum natura iuxta propria principia (apud H. Salvianum) in nove libri.

 

Nel 1588 la terza edizione del De rerum natura viene riprodotta a Ginevra insieme alle Universalium Institutionum ad hominum perfectionem di Filippo Mocenigo e alle Quaestionum Peripateticarum di Andrea Cesalpino.

 

Muore a Cosenza nell’ottobre del 1588.

 

Dell’anno successivo è La philosophia di Berardino Telesio ristretta in brevità, et scritta in lingua toscana di Sertorio Quattromani e nel 1590 il discepolo Antonio Persio pubblica a Venezia gran parte degli opuscoli del maestro (Varii de naturalibus rebus libelli, apud F. Valgrisium).